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Dalla geolocalizzazione alle comunicazioni: come l'Europa punta a costruire un'infrastruttura spaziale indipendente
Lo scorso 4 febbraio 2026, un report del Financial Times ha acceso i riflettori sulle attivitĂ di spionaggio da parte dei russi ai danni di alcuni satelliti europei. La denuncia, resa nel corso di unâintervista dal generale di divisione Luftwaffe della Bundeswehr tedesca Michael Traut, riguarda operazioni che hanno portato due satelliti russi di classe Luch-1 e Luch-2 a posizionarsi nelle vicinanze di quelli europei, con il possibile obiettivo di intercettare i dati trasmessi o, addirittura, di avviare attivitĂ che potrebbero portare al sabotaggio dei satelliti stessi.
Stando a quanto riporta il quotidiano, attivitĂ di questo tipo non sono una novitĂ . Nel nuovo contesto geopolitico, lâattenzione per la sicurezza delle infrastrutture di telecomunicazione satellitari è però cresciuta enormemente e a contribuirvi è stata sia la centralitĂ di questi sistemi emersa nel conflitto russo-ucraino, sia le tensioni nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, che hanno messo in luce la pericolosa dipendenza del vecchio continente dalle infrastrutture USA.
Non è solo una questione di sicurezza
La rinnovata attenzione per il ruolo delle costellazioni satellitari in orbita intorno al pianeta non ha soltanto motivazioni legate al settore militare, e il riferimento al concetto di âguerra ibridaâ nel caso delle operazioni russe lo conferma. I satelliti interessati sono infatti di tipo âdual useâ, hanno cioè funzioni sia legate alle comunicazioni militari, sia a quelle civili.
Le conseguenze di unâeventuale azione di spionaggio o sabotaggio avrebbe conseguenze su entrambi i piani e non è detto che quello militare sia necessariamente il piĂš sensibile. Oltre alla gestione delle telecomunicazioni, i satelliti forniscono infatti servizi critici anche in altri settori.
I satelliti dedicati alla geolocalizzazione, per esempio, rappresentano unâinfrastruttura fondamentale per la gestione del traffico aereo civile, ma non solo. Gli orologi atomici â impiegati per calcolare la posizione esatta di velivoli, battelli e semplici dispositivi commerciali come navigatori e smartphone â vengono infatti utilizzati anche da molti istituti di credito per certificare la data e ora esatta delle transazioni finanziarie. Un eventuale black out dei sistemi di localizzazione satellitare provocherebbe, quindi, anche il blocco di una parte del sistema bancario. Lo stesso vale per le reti telefoniche mobili e numerosi altri servizi.
Un discorso simile vale per le reti di comunicazione satellitari, che rappresentano il principale backup delle infrastrutture terrestri. Ă infatti sempre il caso della guerra russo-ucraina ad aver acceso i riflettori sullâimportanza di poter contare su un sistema che sia in grado di garantire le comunicazioni in caso di conflitto.
Lo stato dellâarte del sistema di geolocalizzazione
Per quanto riguarda la geolocalizzazione basata su satelliti (GNSS â Global Navigation Satellite System), lâEuropa può fare affidamento sulla collaudata ed efficiente costellazione Galileo, composta da oltre 24 satelliti operativi e perfettamente sovrapponibile ai sistemi statunitense (GPS), russo (GLONASS) e cinese (BeiDou). Le quattro reti sono liberamente accessibili da chiunque per usi civili e forniscono anche servizi criptati per usi governativi e militari.
In termini di sovranitĂ , lâEuropa può quindi considerarsi âcopertaâ. Come le costellazioni concorrenti, Galileo è in costante aggiornamento (lâultimo lancio di satelliti è stato effettuato lo scorso 17 dicembre 2025) e può contare sulla sinergia con EGNOS (European Geostationary Navigation Overlay Service). Questâultimo è un sistema basato su satelliti geostazionari che fornisce un servizio di correzione dei dati per sistemi come Galileo e GPS, assicurando una maggiore precisione.
A differenza delle controparti statunitensi, russe e cinesi, Galileo è gestito da un soggetto civile: lâAgenzia per il Programma Spaziale Europeo (EUSPA). Lo sviluppo e lâingegnerizzazione dei satelliti è invece affidato allâAgenzia Spaziale Europea (ESA).
Sotto questo aspetto, i paesi europei possono quindi dormire sonni relativamente tranquilli. Anche nellâipotesi di unâeventuale balcanizzazione dei servizi legata a conflitti o tensioni geopolitiche, il vecchio continente avrebbe comunque a disposizione un GNSS autonomo e affidabile.
Ulteriore tassello è quello della sovranitĂ tecnologica che caratterizza il progetto. Sotto lâaspetto della componentistica hardware, software e di integrazione, lâEuropa riveste infatti un ruolo di primo piano con una partecipazione al mercato GNSS del 25%, seconda solo a quella degli Stati Uniti (30%). Nella progettazione e produzione dei satelliti della costellazione Galileo, ESA si allinea al concetto di European first, ricorrendo cioè a tecnologie per quanto possibile ânostraneâ.
Il tasto dolente delle comunicazioni strategiche
Dove lâEuropa sconta un ritardo importante è nel settore delle comunicazioni satellitari. Parlare di un vero e proprio âsistema satellitare europeoâ in senso stretto, a oggi, rischia addirittura di essere fuorviante. Le costellazioni che fanno riferimento allâAgenzia Spaziale Europea (ESA) sono solo il giĂ citato Galileo e Copernicus, dedicato allâosservazione del pianeta con obiettivi scientifici.
Per il settore delle comunicazioni, i governi europei fanno invece affidamento su progetti nazionali o cooperazioni che coinvolgono altre nazioni del vecchio continente, ma non tutta lâUnione Europea. Soprattutto nel settore della difesa, per il momento vige una forma di âautarchiaâ con satelliti prodotti e gestiti dai singoli paesi e che vede tra i piĂš attivi Francia, Germania, Italia e Spagna. Le cose, però, potrebbero cambiare rapidamente.
Lâiniziativa che mira a unificare questo quadro frammentato è GOVSATCOM, un progetto avviato nel 2026 e che ha lâobiettivo di âmettere in reteâ i satelliti esistenti, aprendo lâaccesso ai servizi di comunicazione a tutti i paesi europei. Lâoperazione dovrebbe coinvolgere la rete Syracuse francese, lâitaliana SICRAL e la spagnola Spainsat NG. Si tratta però di satelliti in orbita geostazionaria a quota elevata (GEO), che permettono di ottenere una grande copertura ma scontano limiti a livello di banda e di latenza.
Insomma: questo tipo di reti può permettere di sostenere comunicazioni governative e in situazioni di emergenza come guerre o calamitĂ naturali, ma non può rappresentare unâalternativa credibile come backup delle strutture terrestri. Anche il prossimo lancio dei due satelliti SICRAL 3, affidato a una partnership italo-francese, non cambierĂ di molto la situazione.
La nuova frontiera è infatti quella delle costellazioni satellitari Low Earth Orbit (LEO) sul modello di Starlink, che detiene unâindiscussa supremazia nel settore con 9.800 satelliti. Lâunica considerabile come âeuropeaâ è OneWeb, rete controllata dalla francese Eutelsat, che conta circa 600 satelliti a bassa orbita.
Non è un caso che, come ha riportato lâEspresso nel gennaio 2025, lâambasciata italiana a Teheran abbia utilizzato Starlink per garantirsi lâaccesso a Internet aggirando le restrizioni messe in atto dal governo iraniano alla vigilia dellâattacco israeliano-statunitense.
Il cambio di passo per lâEuropa nel settore dovrebbe avvenire con Iris2, la rete satellitare la cui operativitĂ era stata originariamente programmata per il 2030 e alla quale lâUnione ha recentemente impresso unâaccelerazione.
Come lâUE sta preparando il terreno per Iris2
Nonostante il ritardo rispetto ad altri progetti del genere, Iris2 promette di offrire una rete di comunicazione indipendente e, soprattutto, tecnologicamente avanzata. Il progetto, nella sua ultima evoluzione, ha imboccato con decisione la via della sovranitĂ tecnologica. Prevede infatti lâutilizzo di tecnologie e componenti di produzione esclusivamente europea, con investimenti a bilancio di 2,4 miliardi di euro. Altri capitali, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbero arrivare dalle partnership con soggetti privati.
Dal punto di vista tecnologico, prevede lâimplementazione di crittografia di nuova generazione e, in particolare, lâintegrazione con una rete di comunicazione a uso governativo denominata Euro QCI, che sfrutta sistemi basati sulla fisica quantistica. La tecnologia alla base del sistema è la Quantum Key Distribution (QKD), sviluppata attraverso il progetto OPENQKD.
I 290 satelliti che comporranno Iris2 non avranno però un uso solo a scopo governativo o militare. Il progetto prevede infatti di fornire anche la connettivitĂ necessaria in ambiti commerciali come i trasporti, lâenergia, il settore bancario, le attivitĂ industriali offshore, lâerogazione di servizi sanitari a distanza e la connettivitĂ rurale. La copertura prevista comprende lâEuropa, la regione artica e lâAfrica.
In sostanza, Iris2 rappresenterebbe unâinfrastruttura in grado di garantire lâindipendenza di tutte quelle attivitĂ âcriticheâ per i membri dellâUnione e non solo. Ai membri UE si aggiungerĂ infatti probabilmente anche la Norvegia, giĂ coinvolta in altri programmi dellâESA come Galileo e Copernicus.
Marco Schiaffino
Giornalista specializzato in nuove tecnologie e cyber security, è stato capo redattore di Computer Magazine e direttore responsabile di ZeroUno. Scrive per Wired, Il Manifesto e altri. à autore e conduttore della trasmissione Doppio Click su Radio Popolare.
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